JJJJ...
not bad, you know it
Ci ha provato, il buon Antoine Fuqua, a sbarcare sul pianeta MJ.
Ci ha provato, legato come era a una sceneggiatura edulcorata, a restituirci l’umana visione dell’extraterrestre che da quel pianeta veniva. Ci ha provato e in parte anche riuscito, ma in fondo i suoi ultimi film son stati la trilogia di The Equalizer, e lì si trattava di far menare tutti da Denzel Washington (in pensione in tutti i sensi) senza che ci fosse chissà quale rimando psicanalitico. Ma Michael? Si poteva affrontare MJ alla leggera? Si poteva edulcorare tutto facendo del prodotto una sorta di fiaba/musical e stare tutti senza pensier godendoci due ore di puro godimento scenico e musicale senza troppo chiederci: ma quella cosa lì perché non l’hanno detta, quell’altra perché non l’hanno fatta? Si poteva fare, eccome, e così è stato, con buona pace di Janet Jackson che dal progetto si è totalmente defilata e che nel film non solo non appare ma manco viene citata. Ma qui andremmo per le lunghe e non è esiziale. Ciò che mi preme è invece parlare di Jafaar Jackson, che è letteralmente fenomenale e che sembra a tratti venire anche lui da un mondo alieno. Il figlio di Jermaine, quarto figlio di Joseph Jackson e bassista dei Five, riesce nella non semplice impresa di calarsi nei panni dello zio supremo con una naturalezza che non si spiega solo con la genetica e infatti si spiega anche con un durissimo lavoro durato qualche anno, su fisico, voce, postura, canto e tutto quanto serviva per non sedersi al cinema e dire ma questo chi è? È Michael non c’è dubbio, e una volta stabilito ciò, tutto può funzionare, sempre a patto che ci si voglia scordare quanto prima detto. L’apparizione di JJ è tuttavia anticipata per almeno mezzora dal racconto di MJ bambino, delle botte prese dal padre padrone ma soprattutto del suo incredibile precoce talento che lo porterà ben prima della maggiore età a divenire una star, preparazione del divenire una leggenda. E qui, però, il bambino Michele non lo interpreta Jaffar e nemmeno la cgi, bensì un certo Juliano Valdi, anni 11, americano, di professione piccolo fenomeno. Anche JV ha imparato a cantare e ballare esattamente come Michael di cui a differenza di Jaffar non sapeva naturalmente nulla ma è riuscito nell’impresa di una immedesimazione persino commovente. Su tutte la scena nella quale convince di quale pasta sia fatto il futuro MJ il capo della Motown, Barry Gordy, il quale ad occhi umidi lo ringrazia e capisce che da quel momento il mondo del mercato discografico mondiale sarebbe cambiato per sempre.
Menzione speciale per Colman Domingo nella parte di papà Jackson: Se mai una sola volta nella vita avete pensato di mandare a quel paese un padre, beh dopo Colman/Jospeh il vostro al ricordo vi sembrerà un santo!
Andate al cinema sedetevi e non pensate ad altro che ascoltare e guardare, vi divertirete. E quando arriverà il momento della ricostruzione del video di Thriller, a chiunque avesse avuto nel 1982 almeno 12 anni, sarà un momento da non riuscire a stare fermi in poltrona!
Luce in sala ringrazia:



Bello. Allitteri come non mai e so che lo fai di proposito. Quindi vado e mi siedo e non penso ad altro che ascoltare e guardare e mi diverto? Io per un po' MJ l'ho amato perfino più di quanto avrei voluto, so che non sarebbe un divertimento facile. Però mica posso chiederti di accompagnarmi, si capisce che non serve rivederlo questo Michael...intanto mi godo il divertimento d'averti letto.